C.A.I Sez. Lorenzago di Cadore - Cridola's Web SIte

LA SEZIONE C.A.I. LORENZAGO: NATA DA UNA PASSIONE ANTICA          

 
 
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Quanti sogni alpinistici ha ispirato il monte Cridola? Quante storie di mistero e di avventura sono scese dalle sue strapiombanti pareti?

Di sicuro ha sollecitato la nascita della Sezione C.A.I. di Lorenzago. La maestosa cattedrale dolomitica ha forgiato la passione dei Soci, ha coccolato la voglia di scoprire, di camminare, di salire, di impegnarsi per il Club Alpino che promuove i monti e ne educa la frequentazione.

A Lorenzago il C.A.I. ha mosso i suoi primi passi nel 1950. Primo grande animatore è stato un giovane appassionato di montagna: Gastone De Mas. Con tenacia ed intraprendenza è riuscito ad ottenere il riconoscimento della Sottosezione di Lorenzago collegata con la Sezione Cadorina di Auronzo. Il tutto però è svanito con l’emigrazione di Gastone De Mas che, per motivi di lavoro, si trasferisce a Pordenone. Siamo nel 1956. Passeranno dodici anni prima della rinascita. E’ successo nel 1968 quando un gruppo di amanti della montagna e innamorati delle montagne di casa riesce a riavviare la Sottosezione, questa volta collegata alla Sezione di Domegge, allora guidato da Natale Da Deppo. Il “rodaggio” dura nove anni. Nel 1977 nasce la Sezione di Lorenzago. Per l’occasione non suonarono le campane ma la gioia è stata ugualmente molto grande.

Con l’autonomia sezionale è iniziata una lunga serie di stagioni intense di attività formativa, culturale e anche di lavoro manuale. La cura dei sentieri, che sul territorio di competenza sono proprio tanti, divenne un impegno importante e coinvolgente. Poi è arrivata la stagione di Casera Santigo. Il Comune di Lorenzago, che ne è il proprietario, l’ha data in gestione alla Sezione che si è buttata nell’impresa con quell’entusiasmo che caratterizza ogni novità.

Con altrettanto entusiasmo è stata vissuta l’esperienza del bivacco “Aldo Vaccari” che la Sezione di Lorenzago gestisce insieme a quella di Montebelluna, nel trevigiano. Il bivacco, che fa riferimento alla Fondazione Berti, è un manufatto con nove posti letto e si trova in un luogo incantevole al cospetto della parete nord del Cridola. Il giorno dell’inaugurazione del bivacco Vaccari è stato inaugurato anche un altro gioiello della Sezione C.A.I. di Lorenzago: il sentiero attrezzato Giovanni Olivato che da Passo Mauria porta al bivacco lungo i contrafforti del Miaron attraversando un territorio impervio e suggestivo.

Nel 1979 la Sezione ha pubblicato l’opuscolo “Passeggiate ed escursioni a Lorenzago di Cadore”. L’iniziativa, che è stata accolta da tutti con un grande plauso, ha promosso la Sezione tra i protagonisti della locale promozione turistica. L’opuscolo, corredato di cartina, conteneva la guida dettagliata dei sentieri e suggeriva gite, escursioni, traversate e salite.

Dopo il primo soggiorno di Giovanni Paolo II il C.A.I. gli ha dedicato un itinerario molto bello: Il sentiero del Papa. Si tratta di un percorso che collega il Castello di Mirabello, dove soggiornava il Pontefice, a Passo Mauria.

Anche l’attività culturale non è mai venuta meno. Pensiamo solo agli anniversari della prima salita al Cridola, occasioni per rivisitare pagine di storia alpinistica che il C.A.I. di Lorenzago ha scelto di condividere con il C.A.I. di Forni di Sopra, accomunati dalla stessa montagna e dalla medesima grande passione. E poi la formazione a vivere la montagna con responsabilità che vede la Sezione Lorenzaghese particolarmente impegnata nella promozione di gite e corsi in collaborazione con le altre Sezioni C.A.I. del Cadore.

 

 

 

ALPINISTI DI LORENZAGO:DA PRÉ FILIPPO A GERARDINI E DE DONÀ

 

La storia alpinistica di Lorenzago di Cadore è molto più ricca di quel che si possa pensare.

A dimostrarlo sono state le ricerche e gli scritti di Ruggero Tremonti. Si sa che le prime conoscenze dettagliate riguardanti Cridola, Miaron, Montanel e Spalti di Toro sono state collezionate e raccontate dai cacciatori. E anche Filippo Mainardi era un cacciatore. Ma era un cacciatore speciale perché grazie alla sua curiosità e alla sua intraprendenza esplorativa, ma soprattutto grazie agli studi che aveva compiuto e alla sua capacità di raccontare ordinatamente le sue escursioni è passato alla storia come pioniere autorevole dell’alpinismo cadorino. Filippo Mainardi era un sacerdote. Eletto parroco di Lorenzago l’11 novembre 1683 (all’epoca era privilegio dell’amministrazione civile eleggere il proprio curato) vi rimase per 33 anni fino al 1716.

Pré Filippo, come lo chiamavano con confidenziale rispetto, dedicò gran parte del suo tempo libero alla caccia e, inseguendo i camosci, ha esplorato quasi tutte le montagna d’Oltre Piave.

La sua conoscenza era talmente articolata e sistematica da essere considerato punto di riferimento anche scientifico dell’orografia d’Oltre Piave. Le testimonianza di tanta affidabile conoscenza si trova scritta sulle carte topografiche della zona là dove, in territorio di Domegge, alle pendici del Montanél, allo sbocco del Lavinal de Agudo c’è la Val de pré Filippo e ancora in Val Cridola dove, dalle propaggini settentrionali della lunga cresta dell’Agudo, scende l’aspro canalone torrentizio conosciuto con il nome di Giau de pré Filippo.

E fra i padri della storia alpinistica di Lorenzago bisogna annoverare anche un altro sacerdote: don Sesto Da Pra Pocchiesa. Originario di Lozzo di Cadore è stato parroco di Lorenzago per 60 anni. La sua attrazione per le cime era dettata da una passione senza confini. L’assidua frequentazione ne aveva perfezionato preparazione e tecnica di salita che gli hanno consentito ascensioni di tutto riguardo come la Croda Bianca, la Croda dei Toni, il Ciastelin, il Sorapis, l’Antelao, il Pelmo, le Tofane, il Cadin di San Lucano e, ovviamente, il Cridola.

Un personaggio molto significativo per la storia dell’alpinismo locale è stato Giovanni Gerardini de Andol (1896-1976). Nato nel 1896 ha cominciato fin da giovanissimo a frequentare le Dolomiti d’Oltre Piave. E alla passione alpinistica ha saputo intrecciare con estro e maestria l’altra sua grande passione: quella per la fotografia. A Lorenzago c’è ancora chi lo ricorda protagonista di una vita vulcanica. Nel 1914 si arruolò nell’aereonautica militare e conseguì il brevetto di pilota. Da qui l’affettuoso nomignolo attribuitogli: Nani Aviator. Storico il suo passaggio sui cieli di Lorenzago che fece piangere di emozione e orgoglio l’intero paese. Dopo il congedo, nel 1919, tornò a casa e fu assunto come applicato in Comune dove restò fino alla pensione nel 1958.

La sua attività alpinistica fu lunghissima. Iniziata negli anni venti si protrasse fino all’inizio degli anni cinquanta.

Il figlio Luigi raccontò a Ruggiero Tremonti di essere salito sul Miaron con papà Giovanni quando non aveva ancora cinque anni. A quindici lo guidò sulla Est del Cridola e nel 1952  Luigi fu protagonista di un episodio alpinistico che si impresse nella sua mente. Padre e figlio si trovarono ad arrampicare sugli Spalti di Toro. Mentre Giovanni saliva sulla Pala Grande, Luigi raggiungeva la cima del Castellato. Ridiscesi, entrambi si aggregarono agli amici alpinisti di Domegge che stavano portando la campana sulla vetta del Campanile di Toro. Con loro, quel giorno, c’era anche Romano De Donà (1924-2000) che sarebbe diventato un altro valido alpinista di Lorenzago. Nato nel 1924 Romano De Donà manifestò una naturale vocazione per l’arrampicata fin da ragazzo. Assieme a Giovanni Gerardini salì il Cridola, il Miaron, il Montanel e molte altre cime d’Oltre Piave. Ma non si fermò alle vette di casa. Arrampicò sull’Antelao e sulle Lavaredo con la guida auronzana Corte Colò Mazzetta e con il coetaneo notaio Marino Tremonti. Salì cinque volte sul Campanile di Val Montanaia. Sulle Cinque Torri arrampicò con Lino Lacedelli. Un’attività intensa la sua fin quando abitò a Lorenzago. Poi si trasferì a Padova per lavoro e le ascensioni diminuirono. Ma ogni volta che riusciva a liberarsi tornava fra le sue montagna ad arrampicare e soprattutto ad insegnare a salire le montagne a tanti giovani di Lorenzago come Gastone e Silvio De Mas, Dino De Donà, Gianni Piazza, Ezio Fabbro e il figlio del suo maestro Luigi Gerardini. Da ricordare che Giovanni Gerardini e Romano De Donà figurano tra i collaboratori più fedeli di Antonio Berti e Giovanni Angelini autori della storica Guida delle Dolomiti Orientali pubblicata nel 1961.

Altro personaggio significativo per la storia locale dell’alpinismo ed importante per la storia della Sezione C.A.I. di Lorenzago è Gastone Da Mas. Socio della Sezione Cadorina del C.A.I. di Auronzo fin dal 1946, è stato lui a fondare la prima Sottosezione C.A.I. di Lorenzago. Sul piano alpinistico, dopo aver salito molte volte il Cridola ha raggiunto tutte le cime classiche delle Dolomiti: dalla Cima Grande di Lavaredo all’Antelao, dalla Croda dei Toni alla Torre Irma e Tre Scarperi.

Una menzione particolare per Marino Tremonti de Pascàl. Nato a Lorenzago risiede a Udine. Socio C.A.I. dal 1941, dopo aver frequentato buona parte delle vette dell’arco alpino ha partecipato con il Gruppo Scoiattoli di Cortina d’Ampezzo a numerose spedizioni extraeuropee raggiungendo alcune tra le cime più prestigiose di ogni continente. In Africa ha scalato il Kilimangiaro, il Mawenzi e il Kenya. Sulle Ande ha affrontato l’El Canonigo, in Canada il Telluride Peak, il Ladybirds Peak e il Sparrow Peak e in Himalaya il Parvati Peak.

 

 

IL PAPA IN VACANZA

 

Un bel giorno del mese di maggio del 1987 la notizia ha fatto il giro del mondo. Per la prima volta, nei duemila anni di storia della Chiesa cattolica, un Pontefice ha trascorso un periodo di vacanza al di fuori di Castelgandolfo. è successo proprio a Lorenzago e il Pontefice era Giovanni Paolo II. A proporgli di venire a riposare a Lorenzago è stato l’allora Vescovo di Belluno-Feltre Maffeo Ducoli.

8 luglio 1987, ore 19:15. Resterà per sempre nella memoria di Lorenzago. Sono il giorno e l’ora dell’arrivo di Papa Wojtyla a bordo di un elicottero che atterrò sul prato vicino al Castello di Mirabello. La scelta di Lorenzago fu accolta come un grande dono. E nessuno avrebbe osato pensare e sperare che quel dono si sarebbe ripetuto sei volte fino al 1998 per un totale di 72 giorni trascorsi da Giovanni Paolo II tra le montagne bellunesi del suo predecessore Giovanni Paolo I, Papa Luciani di Canale d’Agordo.

Papa Wojtyla è stato definito il teologo della montagna. Il suo rapporto con le Terre alte è stato singolare. Risale agli anni della giovinezza quando, subito dopo l’ordinazione sacerdotale, accompagnava gli studenti sui Tatra, le montagne della sua Polonia. La passione per le cime è stata tanto grande ed importante che ogni sua considerazione in merito ha assunto la dimensione del vibrante invito alla preghiera e alla conquista interiore di traguardi sublimi. Anche in montagna Giovanni Paolo II è stato un testimone di semplicità, di autenticità e di amore per la natura. A Lorenzago e in Cadore ha camminato tanto, si è immerso nei boschi e ha toccato le rocce delle Dolomiti. Ogni sua passeggiata, ogni sua escursione si è tradotta in lezione di contemplazione e di preghiera. Così è stato quando ha raggiunto Col Audòi o il Monte Mieron e così quando dalla vetta del Peralba è sceso in Valgrande o ha toccato il Quaternà, le Tre Cime di Lavaredo, è salito a Casera Razzo o ha percorso Valvisdende.

Tanto ha esternato il suo gradimento per le nostre montagne che il suo successore Benedetto XIV non poté sottrarsi all’idea di ricalcarne le orme, almeno in parte. E così nel 2007 un altro Pontefice ha trascorso le vacanze a Lorenzago. Eccezionale! Per Lorenzago, per il Cadore, per le Dolomiti patrimonio dell’umanità.

 

 

 

IL SENTIERO DEL PAPA

 

Il secondo anno che Giovanni Paolo II veniva in vacanza a Lorenzago, i dirigenti della locale Sezione C.A.I. ebbero una bella intuizione: dedicare all’illustre ospite un sentiero. Detto e fatto. Il percorso, che parte dalla villetta del Castello di Mirabello, dove i Pontefici hanno soggiornato, si sviluppa per 12 chilometri attraverso i boschi di Lorenzago. Si tratta di un sentiero molto bello sul piano naturalistico che, con il tempo, è stato costellato di capitelli che riportano frasi pronunciate da Papa Wojtyla durante i suoi soggiorni a Lorenzago.